Segni e sintomi di ipotiroidismo

ipotiroidismo

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La ghiandola tiroidea svolge un’ampia gamma di funzioni fisiologiche, attraverso una vasta diffusione dei recettori per i suoi ormoni nell’organismo umano. Quando esiste una disfunzione tiroidea ne conseguono significative alterazioni della normale fisiologia, con una patologia e dei sintomi generalmente correlati al grado di disfunzione, e una rapidità d’insorgenza associata anch’essa al grado di disfunzione [1].

L’ipotiroidismo è una sindrome clinica causata da un’insufficiente produzione e azione degli ormoni tiroidei; la ridotta azione di detti ormoni a livello tissutale determina prevalentemente un rallentamento di tutti i processi metabolici e numerose manifestazioni cliniche associate.

Quando si sviluppa durante la vita fetale e neonatale, l’ipotiroidismo determina un arresto importante dei processi accrescitivi e dello sviluppo del sistema nervoso centrale, con grave ritardo mentale. Se l’ipofunzione si determina in età pediatrica ed evolutiva causa ritardi accrescitivi staturali e dello sviluppo puberale, mentre l’ipotiroidismo dell’adulto determina un rallentamento generalizzato dei processi metabolici [2]. In realtà il corredo sintomatologico, nelle varie età, è molto più ampio e complesso.

Eziopatogenesi

La cronica riduzione delle concentrazioni plasmatiche degli ormoni tiroidei può dipendere da varie cause. Riflette una diminuzione della funzione tiroidea e, in una delle più comuni condizioni cliniche osservate in medicina, spesso risulta da una disfunzione primaria della ghiandola, ma, più raramente, può essere il risultato di un difetto lungo l’asse ipotalamo-ipofisario.

Si possono identificare tre forme principali di ipotiroidismo (Tab. 1) [2]:

  1. ipotiroidismo primitivo, che può essere congenito o acquisito e rappresenta circa il 90% dei casi;
  2. ipotiroidismo centrale;
  3. ipotiroidismo da resistenza generalizzata all’azione degli ormoni tiroidei.

Epidemiologia

L’incidenza stimata dell’ipotiroidismo, definita come un’elevata concentrazione sierica dell’ormone tireostimolante (TSH) e una riduzione della tiroxina libera (fT4), varia a seconda della popolazione studiata e della fascia d’età considerata. In generale, nei Paesi occidentali, inclusa l’Italia, è stato stimato che l’incidenza di ipotiroidismo, escluse le cause iatrogene, è di 3 nuovi casi per 1000 donne per anno, mentre negli uomini è di circa 1 caso per 1000 per anno; tale incidenza aumenta di dieci volte se si considerano le forme subcliniche.

Le più frequenti tireopatie hanno un’eziologia autoimmune, mentre l’ipotiroidismo congenito, che nel nostro Paese ha un’incidenza di 1 caso su 3000 nati vivi, rappresenta la più frequente endocrinopatia dell’infanzia [3]. Il solo ipotiroidismo colpisce il 5% della popolazione italiana [4].

Manifestazioni cliniche delle forme acquisite

A differenza delle forme congenite, facilmente e rapidamente riconosciute grazie anche ai programmi di screening neonatale obbligatori, le forme acquisite spesso si manifestano in maniera insidiosa ed equivocabile. Inoltre, accanto a quadri clinici conclamati, esistono casi a sintomatologia più sfumata o addirittura asintomatici (ipotiroidismo subclinico); di seguito ci soffermeremo in maniera dettagliata sulla clinica di questi ultimi.

Dal momento che le manifestazioni cliniche più comuni nell’ipotiroidismo non sono affatto specifiche, la diagnosi formale richiede i dati di laboratorio. Il dosaggio dei livelli di TSH è l’indice più sensibile della funzione tiroidea ed è il metodo più usato per una valutazione di primo livello, eccetto nei rari pazienti con disfunzione ipotalamo-ipofisaria, insieme alla valutazione dell’fT4.

Laboratoristicamente l’ipotiroidismo clinico è definito come un aumento del TSH al di sopra del limite massimo di normalità con concomitanti bassi valori di fT4, ma più comunemente ci si trova davanti a una condizione di ipotiroidismo subclinico, definito da elevati livelli di TSH sierico con livelli di fT4 nel range di riferimento. L’ipotiroidismo subclinico può progredire in ipotiroidismo conclamato, può inoltre essere associato a manifestazioni cliniche che possono beneficiare del trattamento farmacologico [1,2,5].

L’ipotiroidismo è frequentemente causato dalla tiroidite di Hashimoto, una delle più comuni malattie endocrine autoimmuni anche in età pediatrica. I pazienti possono presentare differenti pattern di funzione tiroidea, da un transitorio ipertiroidismo a un franco ipotiroidismo; la maggior parte di essi, tuttavia, è eutiroidea, di conseguenza il decorso clinico è molto variabile. La maggior parte delle manifestazioni nei pazienti con tiroidite origina dalla perdita della funzione tiroidea e conseguente ipotiroidismo primario. Inoltre, si tratta di una patologia associata ad altre malattie autoimmuni, come alopeciavitiligine, malattia celiaca, diabete mellito di tipo 1 e sindromi quali la sindrome di Down. In questi casi le manifestazioni sistemiche possono variare in modo significativo a seconda della funzione tiroidea, della patologia associata e della durata dell’autoimmunità.

Poiché gli ormoni tiroidei rivestono un ruolo fondamentale nella regolazione di tutti i metabolismi e di tutti gli organi, un loro deficit a livello tissutale può coinvolgere tutti gli organi e apparati, e le manifestazioni sono indipendenti dal disordine sottostante, bensì sono funzione del grado di deficit ormonale [5].

Dal punto di vista istopatologico, la caratteristica più saliente dell’ipotiroidismo è l’accumulo di glicosaminoglicani, particolarmente acido ialuronico, che altera la composizione della sostanza fondamentale del derma e degli altri tessuti e provoca ritenzione idrica; ciò si traduce in edema mucinoso, ispessimento cutaneo e mixedema di zona perioculare, dorso dei piedi e delle mani e delle regioni sopraclaveari, macroglossia e ispessimento della mucosa faringea e laringea [5]. La cute assume un aspetto ispessito, è fredda e pallida, aumentano la sensibilità al freddo e la tendenza alle ecchimosi, per presenza di contemporanea ipercheratosi da ridotto catabolismo, vasocostrizione cutanea, fragilità capillare e riduzione delle ghiandole sudoripare e sebacee. Per il progressivo accumulo di glicosaminoglicani nei tessuti molli, in particolare nel volto, si può arrivare ad alterazione dei tratti somatici, alterazione della struttura del capello e sviluppo della sindrome del tunnel carpale [1].

Tali alterazioni sono individuabili anche in altri organi e apparati, primo fra tutti il muscolo cardiaco e la muscolatura striata. Oltre a ciò, a carico dell’apparato cardiovascolare si assiste a una perdita degli effetti ionotropo e cronotropo degli ormoni tiroidei, un prolungamento del tempo di circolo e un aumento delle resistenze periferiche tradotti in riduzione della gittata cardiaca e della frequenza cardiaca, riduzione del flusso ematico nei tessuti e della circolazione cutanea e vasocostrizione [5].

Per quanto riguarda la muscolatura striata dell’organismo, viene a mancare l’effetto positivo sulla contrattilità e sul trofismo promossi da fT3 e fT4, che insieme all’accumulo dei glicosaminoglicani porta a un ritardo nella contrazione e rilassamento muscolare, riduzione della massa muscolare per mixedema interstiziale con separazione delle fibre muscolari da depositi mucinosi, rigidità e dolori muscolari, lentezza nei movimenti e mioclono. L’elettromiografia può risultare normale o mostrare iperirritabilità e potenziali d’azione polifasici [5].

A tutto ciò si aggiungono un progressivo declino della funzione renale, iperlipemia, iponatriemia e anemia normocromica/normocitica, in quanto altre azioni ormonali importanti sulla muscolatura liscia sono l’aumento della motilità intestinale e l’aumento dell’assorbimento della vitamina B12 e del ferro. A livello renale si osservano l’attivazione della sintesi di eritropoietina, l’aumento del flusso renale e della filtrazione glomerulare; normale risposta ventilatoria polmonare a ipossia e ipercapnia [5].

Importanti, anche se ancora più aspecifici, sono i segni a carico del sistema nervoso centrale e periferico: un progressivo grado di riduzione del flusso ematico cerebrale e di ipossia portano al successivo rallentamento delle funzioni intellettive, rallentamento dell’eloquio e del pensiero, difetti di memoria, letargia e sonnolenza, disordini psichiatrici di tipo paranoide e depressivo [5].

Infine, per quanto riguarda l’apparato riproduttivo, venendo a mancare la loro importante azione promuovente il ritmo secretivo dell’ormone luteinizzante (LH), il deficit della frequenza e ampiezza dei pulses secretivi porta a una depressione della funzione ipofisaria; il metabolismo degli androgeni e degli estrogeni è alterato. Negli uomini la secrezione del testosterone è diminuita, nelle donne si assiste a fallimento dell’ovulazione con irregolarità mestruali. In entrambi i sessi si rileva diminuzione della libido [5].

Dolori di tipo reumatico e sintomi muscoloscheletrici, quali fatica cronica, disfunzione muscolare, facile stancabilità con ridotta capacità all’esercizio fisico, rigidità o crampi, sono comuni manifestazioni nei pazienti in età adulta e accompagnano un grave ipotiroidismo di lunga data, ma possono far parte anche del quadro clinico di pazienti pediatrici, sebbene raramente, così come un aumento di enzimi muscolari quali CPK (Creatin Fosfochinasi). Si osservano inoltre aumento ponderale, bradicardia, dispneaintolleranza al freddo, rallentamento dei riflessi, costipazione, depressione e irregolarità mestruali [1,6].

Un piccolo versamento pericardico è un’evenienza non rara, ma un moderato/massivo versamento con sintomi è poco frequente ed è in genere associato a una grave forma di malattia con mixedema. Il versamento pericardico nell’ipotiroidismo è considerato come parte di una polisieropatia generalizzata di natura essudativa e il meccanismo patogenetico alla base comprende stravaso di albumina e inadeguato drenaggio linfatico con accumulo di fluidi nelle cavità sierose. Il quadro comprende ipertensione diastolica, cardiomegalia ed edemi periferici [7]. Nei casi più severi si può riscontrare versamento pleurico e pericardico massivi o addirittura rabdomiolisi. Infine, sebbene molto raro, il coma mixedematoso rappresenta un’emergenza di un grave ipotiroidismo non trattato [1].

Per quanto riguarda l’età pediatrica,la complessa presentazione clinica con tempistiche varie e variabili, e i frequenti quadri di ipotiroidismo subclinico possono causare difficoltà diagnostiche soprattutto nei bambini e negli adolescenti. Il rallentamento e ritardo dell’accrescimento staturale e l’arresto della pubertà, per i meccanismi fisiopatologici già citati, sono importanti segni da tenere in considerazione in queste età, come pure la presenza di tutte le manifestazioni organiche descritte, a volte complicate e difficili da inquadrare; in entrambi i casi si dovrebbe sempre considerare la disfunzione tiroidea nella diagnosi differenziale [6].

Gli ormoni tiroidei sono essenziali per la crescita e la maturazione dello scheletro, soprattutto prima della pubertà; essi stimolano l’ossificazione endocondrale, la maturazione dei centri epifisari e l’attività dei condrociti nella cartilagine della lamina di accrescimento, hanno azione sulla matrice proteica e sulla mineralizzazione dell’osso, gli effetti sulla crescita lineare sono in buona parte mediati dalla loro azione sulla secrezione di ormone della crescita (GH) e di IGF-1 (Insulin Growth Factor-1). Il fallimento del processo di allungamento dell’osso è dovuto, quindi, sia alla diminuita sintesi proteica sia alla riduzione del GH e soprattutto dell’IGF-1 [5].

Anche nei soggetti in via di sviluppo è possibile un coinvolgimento cardiaco con versamento pericardico, soprattutto nei bambini con patologie associate, come la sindrome di Down, il cui quadro clinico comprende patologie malformative cardiache. In alcuni casi il versamento pericardico, sebbene significativo, non è accompagnato da segni clinici significativi e a volte è diagnosticato accidentalmente, durante l’esecuzione di radiografie per altre ragioni. Nei casi in cui si evidenzia fluido nello spazio pericardico e si diagnostica pericardite di origine sconosciuta, lo studio della funzione tiroidea deve essere sempre considerato [8].

Tabella 1. Classificazione eziopatogenetica dell’ipotiroidismo

IPOTIROIDISMO PRIMITIVO IPOTIROIDISMO CENTRALE RESISTENZA AGLI ORMONI TIROIDEI
CONGENITO
1. Da ridotta massa tiroidea
– Agenesia
– Disgenesia
– Ectopia
2. Da ridotta funzione
– Difetti dell’organogenesi
– Carenza iodica
– Passaggio transplacentare di farmaci o anticorpi
– Resistenza del recettore del TSHACQUISITO
1. Processi autoimmuni
– Tiroidite di Hashimoto
– Tiroidite atrofica
– Evoluzione della malattia di Basedow
2. Processi infiammatori o degenerativi
– Tiroidite di De Quervain
– Tiroidite di Riedel
3. Cause iatrogene e alimentari
– Tiroidectomia
– Terapia con radioiodio
– Farmaci (litio ecc.)
– Carenza iodica
– Gozzigeni naturali
SECONDARIO
– Deficit isolato di TSH
– Panipopituitarismo
– Resistenza del recettore per il TSHTERZIARIO
– Ridotta attività biologica del TSH
– Lesioni ipotalamiche
– Lesioni del peduncolo ipofisario
– Deficit del TRH
FORMA GENERALIZZATA
– Resistenza generalizzata agli ormoni tiroidei (GRTH)
– Sindrome di Refetoff

Dott.ssa Maria Laura Iezzi  – UO Pediatria, Ospedale Civile San Salvatore, L’Aquila; Responsabile del Servizio di Endocrinologia Pediatrica e Adolescentologia

Bibliografia

  1. Matthew T. Drake. Hypothyroidism in clinical practice. Mayo Clin Proc 2018; 93(9):1169-72.
  2. Faglia G, Beck-Peccoz P, Spada A. Malattie del sistema endocrino e del metabolismo. McGraw-Hill cap 3, p. 105.
  3. Olivieri A, De Angelis S. Tireopatie dell’età evolutiva e dell’adulto. Not Ist Super Sanità 2004;17(1).
  4. Vita R, Saraceno G. A novel formulation of L-thyroxine (L-T4) reduces the problem of L-T4 malabsorption by coffee observed with traditional tablet formulations. Endocrine 2013;43(1):154-60.
  5. Bringhurst F, Demay M, Kronenberg H. Hormones and disorders of mineral metabolism In: Kronenberg HM, Melmed S, Polonsky K, Larsen PR (eds). William Textbook of Endocrinology, 11th edition. Saunders Elsevier, 2008.
  6.  Ersoy B, Seniha KY, Kızılay D, et al. Diagnostic difficulties by the unusual presentations in children and adolescents with Hashimoto thyroiditis. Ann Pediatr Endocrinol Metab 2016;21:164-8.
  7. Purkait R, Prasad A, Bhadra R, et al. Massive pericardial effusion as the only manifestation of primary hypothyroidism. J Cardiovasc Dis Res 2013;4(4):248-50.
  8. Leonardi A, Penta L, M Cofini, et al. Pericardial effusion as a presenting symptom of Hashimoto thyroiditis: a case report. Int J Environ Res Public Health 2017;14:1576.

 

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Nell’ipotiroidismo subclinico va curata la persona e non l’alterazione di laboratorio

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La gestione dell’ipotiroidismo subclinico è tuttora dibattuta. Un gruppo di esperti ha eseguito una revisione della letteratura scientifica pubblicata sull’argomento e ha valutato i parametri ai quali fare riferimento per decidere la cura. È importante che tale decisione non si basi solo su dati di laboratorio.

Sawka e colleghi, nell’impostare il loro studio, sono partiti dalla seguente indicazione riportata in Linee Guida pubblicate di recente: “si raccomanda fortemente di non somministrare un trattamento ormonale negli adulti con ipotiroidismo subclinico.” Nello stesso documento si aggiungeva che questa raccomandazione non era valida per le femmine che desiderino un concepimento, per le persone con valori di TSH superiori a mIU/L, per chi ha sintomi gravi o per gli adulti più giovani. Allo scopo di verificare la congruità di queste indicazioni, Sawka e colleghi, facendo riferimento ad alcune metanalisi sul trattamento dell’ipotiroidismo subclinico, hanno estrapolato le concentrazioni di TSH nel sangue rilevate, prima di somministrare eventuali trattamenti, nei singoli studi, anche in base ai risultati clinici raccolti in ciascuna ricerca. Inoltre, hanno valutato l’importanza di altri fattori concomitanti, clinici e di altro tipo, come, ad esempio, l’entità dell’aumento del TSH prima della cura, la presenza di lievi incrementi del TSH negli anziani, la gravità dei sintomi e il livello della qualità di vita, le priorità e le preferenze dei malati, secondo quanto riportato in ciascun articolo. Dalle analisi sopra descritte è emerso che i valori di TSH precedenti alla cura variavano, nel complesso, da 6.4 a 7.3 mIU/L con il valore più alto degli intervalli di confidenza al 95% compreso fra 6.9 e 8.8. Riguardo a tali dati, un aspetto importante è che c’era una significativa eterogeneità in tutte le metanalisi considerate. Nell’insieme, si è osservato un incremento relativamente lieve del TSH, con valori inferiori o uguali a 10 mIU/L, nei soggetti arruolati negli studi, con il limite costituito da un’eterogeneità statisticamente significativa (p<0.05). Sulla base di quanto emerso dalla loro analisi, Sawka e colleghi hanno affermato che concordano con quanto proposto da Feller e colleghi e cioè che non è appropriato gestire tutte le persone con ipotiroidismo subclinico che hanno valori di TSH superiori o uguali a 10 mIU/L, basandosi sulle evidenze raccolte in alcune ricerche cliniche eseguite su casistiche molto eterogenee. Diretta conseguenza di questa considerazione è che, se è vero che non è necessario trattare con la levotiroxina tutti gli adulti con aumenti lievi del TSH e con non hanno sintomi, salvo le femmine che desiderino un concepimento o che siano gravide, è altrettanto vero che non è corretto raccomandare con decisione di non somministrare la levotiroxina nelle persone con valori di TSH superiori o uguali a 10 mIU/L.

Nelle conclusioni Sawka e colleghi sottolineano un aspetto importante: che vanno curate le persone con ipotiroidismo subclinico e non semplicemente le loro alterazioni di laboratorio. Ciò vuole dire che, nel valutare le diverse soluzioni, si devono tenere in considerazione fattori importanti come: sintomi, malattie associate, problemi di fattibilità e di sicurezza, sia del trattamento che del non trattamento, e priorità e preferenze della singola persona.

Tommaso Sacco

Link all’articolo originale : https://www.fondazioneserono.org/tiroide/ultime-notizie-tiroide/nellipotiroidismo-subclinico-va-curata-persona-lalterazione-laboratorio/

Fonte: Patient context and TSH levels are important when considering treatment of subclinical hypothyroidism. Thyroid. 2019 Sep 6   

Calendario eventi dell’Associazione Tiroidee

DA OTTOBRE A DICEMBRE TANTI EVENTI GRATUITI PER GLI ASSOCIATI DI TIROIDEE! <<

Tutti gli eventi gratuiti per gli associati in programma fino a dicembre 2016

Finalmente da Ottobre partono gli eventi gratuiti dedicati al benessere dei pazienti tiroidei!

Tutti gli eventi sono organizzati in collaborazione con professionisti e strutture che credono e appoggiano il nostro progetto statutario. Nei prossimi giorni saranno pubblicati i dettagli di ogni singolo evento.

Per ora qualche anticipazione:

*Sportello di Ascolto “Psicologia e Tiroide”

Attivo a Roma, Lecce e Casarano grazie al patrocinio del Comune di Casarano, EndocrinologiaOggi e Sport Health. Il servizio prevede  da Ottobre 2015 a Settembre 2016 colloqui di orientamento gratuiti per tiroidei e loro familiari.

*Percorsi Naturalistici

Servizio nato in collaborazione con Biotrekking Roma e la nostra Vicepresidente, la Dott.ssa Stefania Fortino. Gli incontri partiranno l’11 Ottobre con una giornata di Trekking Urbano nel cuore di Roma. Per l’occasione l’Associazione Tiroidee parteciperà alla Giornata Nazionale del Camminare 2015.

*OPEN DAY Tiroide e Nutrizione

Una giornata dedicata alla prevenzione a all’informazione per prendersi cura della tiroide anche a tavola. La giornata si terrà in collaborazione con Senza peso nutrizionei della Dott.ssa Silvia Michiorri n zona San Giovanni e con Dieta Nutrizione della Dott.ssa Simona Dongiovanni in zona Monteverde.

*Disfunzioni della Tiroide e Attività Fisica

Un incontro per parlare di un’adeguata attività fisica e un’alimentazione sana adatta alle specifiche esigenze di ipo e ipertiroidei. L’incontro sarà tenuto dalla nostra collaboratrice Giulia Simonetti, esperta in attività motoria ed ideatrice del metodo BodyFit.

*Tiroide e Gravidanza

In un periodo di continui adattamenti per il corpo della donna, anche la tiroide si prepara ad accogliere la nuova vita. Un incontro informativo dedicato al benessere della futura mamma.

 

Un ringraziamento a tutti i collaboratori e sostenitori che hanno reso possibile la realizzazione di ogni singolo evento.

Più info sugli eventi al 3806429311 o alla mail tiroidee@gmail.com

Vi aspettiamo numerosi!

Il presidente

Dr.ssa Barbara Bonci

TIROIDE: UNA QUESTIONE DI FIDUCIA

La storia di Aurora

Ciao a tutti gli amici di Tiroidee! Mi chiamo Aurora, ho 25 anni  e vivo e studio a Lecce.

L’esperienza che vi racconto inizia da Torino, quando nel 2009 ho deciso di andare a studiare Ingegneria Fisica. Inglese e fisica erano le materie in cui andavo bene al liceo e pensavo di potercela fare. E’ da quel momento della mia vita che l’aspetto psicologico è diventato fondamentale perché sono sempre stata una ragazza serena, tranquilla e non mi sono mai fatta problemi. A Torino, oltre alla difficoltà nello studio e quindi all’insoddisfazione di non vedermi più riconosciute le mie abilità, nascono dei rapporti sociali che mi danno diversi problemi. Andata a Torino mi sono trovata da sola, alle prime esperienze da matricola ed ho incontrato delle persone completamente diverse dalle amicizie che avevo a Lecce… si cresce, si fanno esperienze diverse, vivi da sola prendendoti anche delle responsabilità. Infatti da settembre a gennaio sono nati dei problemi e delle incomprensioni e ho iniziato a perdere delle amicizie molto importanti, di conseguenza mi sono sentita, ed ero isolata ed esclusa. Verso la fine di gennaio ho incontrato un ragazzo che è diventato il mio ragazzo e per fortuna la mia vita sociale continua con nuovi amici ma sempre con difficoltà. Quello che ho riscontrato fisicamente in quei mesi è stata una stanchezza assoluta, una continua necessità di dormire e una scarsissima capacità di concentrazione mentale. Inoltre in quel periodo seguivo un’alimentazione decisamente scorretta: mangiando in casa, oltre alle porzioni esagerate, ripiegavo su dolciumi, cibi pronti e surgelati, senza provare a variare la dieta. L’alimentazione mi affaticava ancora di più e l’umore e gli stati d’ansia non accennavano a migliorare. Avevo sempre freddo, un freddo esagerato che mi faceva diventare blu le dita di mani e piedi (poi ho scoperto di soffrire anche di artrite reumatoide). In questo stato rinunciavo ad andare all’università e a seguire le lezioni, a concentrarmi su un obiettivo e provare a raggiungerlo. Tuttavia fino a giugno non ci feci caso, sapevo di stare male ma in quel momento non ho avuto la forza di dirmi “non voglio stare più male”. Continuavo la mia vita però non la stavo dirigendo io, mi facevo influenzare da questi problemi.

Ho scoperto di avere l’ipotiroidismo  e cioè la Tiroidite di Hashimoto soltanto a giugno del 2010, quando finalmente ho preso la decisione di tornare a Lecce a studiare Lingue. Ho fatto le analisi e sono andata dall’endocrinologo che mi ha diagnosticato ipotiroidismo subclinico con anticorpi troppo alti. Ho seguito la cura col farmaco per tre anni e mi sono trovata bene. Non mi sentivo benissimo, (non ero curata) però non ero stanca come prima. Non so che cosa mi è successo ma a febbraio dell’anno scorso mi sono detta che io una pastiglia a vita non la volevo prendere, quindi ho cercato altri modi per stare bene con la tiroide.

Photo credit: Kalexanderson / Foter / CC BY-NC-SA
Photo credit: Kalexanderson / Foter / CC BY-NC-SA

E’ stata una ricerca personale che è partita da internet ed è proseguita sui libri ma che non ha mai avuto il supporto del mio medico. Con occhio critico ho selezionato alcuni libri che potevano aiutarmi, tra cui “The China Study” di Campbell (ma non mi sono fatta abbindolare dai primi libri che ho trovato, anzi) e la prima cosa che volevo fare era sperimentare un’alimentazione sana su me stessa. A partire da febbraio 2013 ho iniziato a curare di più la mia alimentazione eliminando latticini, uova e carne. Ho avuto dei benefici anche su altri aspetti come per l’acne, per la quale il medico mi aveva abbandonata a me stessa. L’alimentazione mi ha aiutato molto anche a livello digestivo, problemi di stomaco e rigurgito notturno. E’ stata una sperimentazione personale ed ho anche trovato un modo migliore di mangiare. Quindi da febbraio 2013 ho continuato a prendere il farmaco per la tiroide ma adottando un’alimentazione vegana. Ho iniziato per una questione di benessere poi la mia consapevolezza si è trasformata e anche adesso non mangerei più carne o berrei latte.

A Lecce ho scoperto cosa avevo grazie al medico di fiducia e alla mia famiglia che mi supportava e da quel momento ho avuto nuove speranze e voglia di ricominciare. Ho ingranato con gli esami anche se avevo perso la mia abilità nell’inglese e mi dovevo rimettere al passo.

Nell’agosto 2013 ho iniziato a sentire delle palpitazionitachicardia appena sveglia, e questo sintomo mi ha riportato a fare delle analisi: da ‘ipo’ sono passata a ‘iper’ e di conseguenza il mio endocrinologo mi ha abbassato il dosaggio. Durante la visita gli ho spiegato i cambiamenti importanti della mia alimentazione ma lui mi ha detto che non c’era un legame, ma che comunque il passaggio all’ipertiroidismo era il sintomo che la tiroide non era completamente addormentata. A dicembre 2013 ho avuto ancora tachicardia ed ho fatto delle visite dal cardiologo. Il mio cuore stava benissimo e la colpa di tutto era sicuramente il dosaggio del farmaco per la tiroide.  Sentivo palpitazioni al risveglio e prima di andare a dormire. L’endocrinologo mi disse che la tiroide stava bene e che però non voleva abbassarmi il farmaco, il cardiologo mi disse che il cuore stava benissimo e mi consigliò di rivedere il dosaggio. Non sapevo cosa fare! Allora con prudenza, senza il supporto del medico, ho iniziato ad abbassare il dosaggio per vedere di stare meglio col cuore. Da maggio ho tolto completamente il farmaco e non l’ho preso più. Mi sentivo benissimo, mi svegliavo  e vivevo con regolarità. Quello che mi ha spinto a questa scelta è stata la voglia di non innescare la dipendenza dal farmaco pensando: “questa pasticca a me non serve”. Da allora ho cercato di fare più attività fisica e di mangiare meglio. Avevo una specie di ottimismo, non mi sentivo legata alla pasticca e sentivo di potercela fare.  Comunque ho continuato a fare le analisi e a tenere tutto sotto controllo.

Per un anno è andato tutto liscio ma, adesso, la mia storia è cambiata. Ultimamente vivo un periodo di forte stress dovuto ad impegni universitari, e di conseguenza il TSH è salito, sebbene la mia tiroide produca lo stesso gli ormoni. Ho ripreso la cura, che secondo il medico è indispensabile, ma per me non è la soluzione, considerato che tutto dipende da come io reagisco agli ostacoli della vita. Per fortuna sono consapevole del fatto che il mio corpo non è un ostacolo, ma fa tutto il possibile per non farmi soffrire troppo. Forse è un’idea strana della malattia, ma un motivo c’è sempre, che si conosca o meno, e non è perché il corpo è impazzito. Questo mi porta a voler cercare cure alternative, che non siano di natura farmacologica: prima fra tutte la serenità mentale. Molti medici non considerano quest’aspetto, altri sanno che la maggior parte delle malattie sono causate dal forte stress. Non vorrei che i miei pensieri venissero fraintesi: se non avessi il supporto farmacologico forse starei peggio, forse no; sicuramente, per quanto mi riguarda, non risolvono il problema, e io non voglio perdermi d’animo.

CARA TIROIDE: MI CONOSCI MEGLIO DI CHIUNQUE ALTRO!

Volevo aggiungere al racconto dell’esperienza, e da qui il titolo, che la fiducia in me stessa e nel mio corpo è per me fondamentale, come la voglia di guarire, la voglia di sole, natura, cibi vitali. Insomma non bisogna dimenticare se stessi, secondo me, ma rimanere in contatto con le proprie sensazioni e desideri, allontanando i problemi inutili, e ricordandoci che la tiroide è la prima ad avvisarci, a suo modo, che ci siamo persi per strada.

 

7 lezioni che la Malattia Cronica mi ha insegnato: uno sguardo retrospettivo sull’Ipotiroidismo. II PARTE

Un paio di settimane fa abbiamo conosciuto Sarah Downing, una donna alle prese con la Tiroidite di Hashimoto e con la ricerca del benessere attraverso la positività e la condivisione della sua storia con altri tiroidei. Sarah adesso è una donna molto attiva, una scrittrice e attivista per i diritti dei pazienti tiroidei di tutto il mondo.

LEGGI QUI LA I PARTE DELL’ARTICOLO

Sarah Downing
Sarah Downing

TiroIdee vi presenta la continuazione dell’articolo sulle 7 importanti lezioni che l’Ipotiroidismo ha insegnato a Sarah. Buona lettura!

  • Pensate al vostro medico come ad un alleato che vi può fornire strumenti e conoscenze per guarire. Potete fare sempre le vostre ricerche, essere i sostenitori di voi stessi e seguire il vostro intuito – è una cosa potente se si impara ad ascoltarlo. Anche i medici non sono infallibili, quindi è di vitale importanza prendere in carico la propria guarigione. Non accettate un medico che si impone e non vi rispetta. E non abbiate paura di mandarlo al diavolo se lo fa. Dopo tutto siete voi a pagare per un servizio! Per voi è importante trovare qualcuno che è seriamente intenzionato a farvi perseguire il vostro personale percorso verso il benessere.

  • Ogni paziente è unico e non esiste la “Pillola magica”. Si può avere beneficio da un trattamento oppure no. Quindi, non fate paragoni con le storie e il percorso di altri pazienti. Combattiamo tutti la nostra battaglia e non possiamo mai veramente camminare nelle scarpe di un altro. Non sentitevi in colpa se i vostri sintomi sono meno gravi di quelli di qualcun altro. Questo non rende la vostra sofferenza meno importante.

  • Utilizza al massimo ogni giornata. Alcuni giorni viviamo la vita al massimo altri possiamo subire rallentamenti. Amate ogni momento come se fosse un dono. A volte la malattia ci può far scoprire nuovi doni di cui prima ignoravamo l’esistenza. Siate pronti a scoprire cose nuove su voi stessi e sul mondo che vi circonda.

  • Ignorate chi non prende sul serio la vostra malattia. C’è spesso una mancanza di consapevolezza e conoscenza verso le malattie “invisibili” (sei malato dentro ma appari sano a chi ti guarda da fuori), non scoraggiatevi per questo. Cercate comprensione da chi veramente vi vuole bene e prendete le distanze, quanto possibile, da quanti potranno solo abbattervi. A volte chi vi abbatte è proprio la vostra famiglia e in questo caso potete scegliere di limitare i contatti per quanto riuscite. Una delle cose più importanti che mi ha aiutato nella guarigione è stato proprio questo: allontanare le persone negative dalla mia vita e circondarmi da chi veramente voleva stare con me e sostenermi. Alcune amicizie sono naturali e spontanee e queste sono le uniche che si dovrebbero nutrire e cercare.

  • Non perdete mai la speranza e prendetevi del tempo per ridere e rimanere positivi. Fatelo per voi stessi: lottate per stare bene! Fate le cose che vi piacciono  e state con le persone che amate, siano essi amici o famiglia. Siate consapevoli delle cose che vi fanno ottenere il benessere. Fatele e rifatele ancora!

Mi piacerebbe sentire anche le vostre esperienze a riguardo . Quali lezioni vi ha insegnato la malattia cronica? Vi sentite delle persone migliori adesso? Avete qualcosa da dire che potrebbe aiutare altri?

Vostra nella speranza e nella guarigione,                                                                                                                                                                                                                                Sarah Downing 

Butterflies & Phoenixes
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FB: www.facebook.com/ButterfliesandPhoenixes

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