SOSTANZE GOZZIGENE O ANTITIROIDEE

Articolo della Dott.ssa Stefania Fortino, Ph. D. Biologa
Articolo della Dott.ssa Stefania Fortino, Ph. D. Biologa

Lo iodio contribuisce in maniera determinante allo sviluppo e al funzionamento della tiroide.

Viene assunto mediante la dieta, assorbito attraverso il tratto gastro-intestinale e trasportato attraverso il flusso sanguigno alla tiroide che ne trattiene circa il 30%.

L’assimilazione dello iodio da parte dell’organismo e la sintesi degli ormoni tiroidei possono essere ridotte o inibite da alcune sostanze naturalmente presenti in numerosi alimenti vegetali.

Queste sostanze sono dette “gozzigene o antitiroidee” perché interferiscono con il metabolismo della tiroide, impedendo l’assimilazione dello iodio e determinando ipertrofia (comunemente conosciuto come “gozzo“).

Le molecole responsabili nel determinare questi effetti biologici sono maggiormente presenti nei vegetali appartenenti alla Famiglia delle Brassicaceae (o Crucifere), della quale fanno parte diverse categorie di ortaggi, come il cavolo, le rape, i broccoli, la rucola, i cavolfiori, la colza ecc.

  • Le sostanze gozzigene più attive sono presenti negli ORTAGGI A INFIORESCENZA, quali i cavoli, i cavolfiori, i cavoli di Bruxelles, i broccoli e le rape.

L’assunzione di iodio con la dieta non è sufficiente a contrastare il loro effetto gozzigeno (impedire l’assimilazione dello iodio da parte della tiroide).

  • Altre sostanze gozzigene sono presenti negli ORTAGGI A RADICE e A FOGLIA (sempre della Famiglia delle Brassicaceae), quali il crescione, il rafano, il ravanello e la senape. Queste sono invece considerate meno attive perchè il loro effetto gozzigeno può essere inibito dall’assunzione di iodio con la dieta.

In generale, l’azione gozzigena di queste sostanze non è necessariamente rilevante, ma occorre tenerla presente soprattutto in quelle regioni in cui l’assunzione di iodio con la dieta o per altri motivi, è scarsa.

E’ importante prestare attenzione all’assunzione di Brassicaceae ai soggetti affetti di ipotiroidismo,  anche se la biodisponibilità di queste sostanze viene enormemente ridotta dalla cottura (ad alta temperatura) di questi vegetali. Uno studio riporta come il cavolo bianco sottoposto a bollitura, abbia una perdita del contenuto di isotiocianati (sostanze gozzigene) del 56% nei primi 2 minuti e del 70% dopo 8-10 minuti.

Oltre all’impatto della cottura, anche i processi di congelamento potrebbero influire sulla biodisponibilità di queste sostanze.

Con la carenza nutrizionale iodica aumenta il rilascio da parte dell’ipofisi dell’ormone tireostimolante (TSH, thyroid stimulating hormone), il quale cerca di compensare il deficit, stimolando le cellule follicolari e aumentando la loro capacità di captare iodio. Quando la stimolazione del TSH diventa cronica si verifica un ingrossamento della tiroide (“gozzo“) e successivamente possono comparire noduli anche molto grandi, (“gozzo nodulare”) fino a causare gravi problemi alla respirazione e alla deglutizione.

Si stima che i disturbi da carenza di iodio interessi più di un miliardo di persone distribuite in 80 Paesi.

In Italia sono circa 6 milioni di persone; ancora oggi il gozzo è considerata una patologia endemica e l’ipotiroidismo congenito ha un’incidenza molto elevata.

CURIOSITA’:

In alcuni Paesi, il gozzo era talmente comune da essere considerato come una normale caratteristica somatica; veniva rappresentato in bambole dell’America centrale e in Italia ricordiamo la maschera “Gioppino” di Bergamo che mostra addirittura il gozzo ripartito in 3 parti.

Domande frequenti:

1) In quali altri alimenti sono presenti sostanze gozzigene?

Sostanze gozzigene sono presenti in altri vegetali a foglia appartenenti alla famiglia delle Chenopodiaceae (bieta, barbabietola e spinaci), delle Leguminoseae (fagioli, piselli, soia, arachidi), delle Ombrellifere (carote) e altri come aglio, cipolla, mais, germogli di bamboo, patate dolci, miglio (Sudan), noci (Araucaria araucana), Barbassu (Brasile).

Svolgono inoltre azione gozzigena elementi chimici quali: l’arsenico, il calcio, il cobalto e il rame.

2) Mangiando alimenti contenenti sostanze gozzigene, c’è il rischio di diventare carenti di iodio?

No. Se non si hanno già disturbi legati alla tiroide, non è necessario privarsi di questi alimenti. La loro azione gozzigena, soprattutto previa cottura/bollitura è trascurabile.

 Stefania Fortino Biologa

 

IODIO: UN ELEMENTO ESSENZIALE PER IL NOSTRO ORGANISMO

Articolo di Stefania Fortino
Articolo della Dott.ssa Stefania Fortino, Ph. D. Biologa

Fonti alimentari e fabbisogno giornaliero

Lo iodio è un micronutriente essenziale presente nell’organismo umano in piccole quantità (15–20 mg),  concentrato quasi esclusivamente nella tiroide (circa il 70-80%) e distribuito in altri tessuti, in particolare nelle ovaie, nei muscoli e nel sangue.

L’unica funzione biologica riconosciuta allo iodio è connessa all’attività della tiroide e alle tironine da essa prodotte, le quali contengono iodio nella loro struttura chimica:

  • Tiroxina (chiamata T4 per la presenza di 4 atomi di iodio)

  • Triiodotironina (chiamata T3 per la presenza di 3 atomi di iodio)

Lo iodio e’ diffuso nell’ambiente in diverse forme chimiche ed è presente nel suolo e nelle rocce. Si scioglie nell’acqua piovana ed è trasportato nei fiumi fino al mare. Qui lo iodio può evaporare e con le piogge ritornare sulla superficie terreste o accumularsi nelle alghe, nei pesci e nei crostacei.

Il contenuto di iodio in un determinato terreno varia notevolmente a seconda delle caratteristiche del suolo (contenuto di sostanza organica, quantità delle precipitazioni, permanenza più o meno lunga negli strati superficiali del suolo, ecc…). Ma, generalmente, il contenuto di iodio nei suoli è minore nelle zone montane e nelle pianure alluvionali rispetto alle zone costiere.

FONTI ALIMENTARI DI IODIO

Lo iodio non è sintetizzato dall’organismo, la sua principale fonte è rappresentata dalla dieta. Tuttavia, il contenuto di iodio negli alimenti è estremamente variabile e dipende dalla presenza di questo elemento nel terreno e nell’acqua. Nei vegetali dipende dallo iodio presente nel terreno in cui vengono coltivati, mentre negli alimenti di origine animale dipende dallo iodio assunto dagli animali con l’alimentazione.

Gli alimenti con la più alta concentrazione naturale di iodio sono i pesci e i frutti di mare (vedi Figura 1 e 2). Tutti i tipi di fauna e vegetazione marina assorbono iodio dall’acqua di mare e per questo sono ottime fonti di questo minerale. In misura minore lo iodio si trova nella frutta, nelle uova, nei cereali, nei prodotti lattierocaseari e nella carne.

La disponibilità metabolica dello iodio presente negli alimenti può dipendere anche dal metodo di cottura: ad esempio, mediante bollitura si ha una maggiore riduzione del contenuto di iodio.

Figura 1: Contenuto medio (µg) di iodio per categoria alimentare

Figura 2: Contenuto medio (µg) di iodio in pesce e suoi derivati, crostacei e molluschi

FABBISOGNO GIORNALIERO

In condizioni basali, si calcola che la tiroide ha bisogno di 60 µg di iodio al giorno per mantenere un adeguato rifornimento di tiroxina. Questa quantità in massima parte (50 µg) deve provenire dalla dieta, mentre un sesto (10 µg) è recuperata dal ricambio ormonale.

Per assicurare una disponibilità in condizioni di normale attività e spesa energetica, si raccomanda a un adulto di introdurre 150 µg di iodio al giorno (vedi tabella). La parte di iodio, eventualmente in eccesso, non utilizzata dalla tiroide, viene escreta con le urine e con le feci, insieme allo iodio proveniente dal ricambio ormonale (vedi Tabella 1).

Tabella 1AA VV 2005 Fisiologia dell’uomo – FAO/WHO, ICCIDD, 2005

Se l’apporto di iodio è inferiore a 60 µg, la tiroide può subire ipertrofia (ingrossamento), comunemente chiamata “gozzo”. Quando l’apporto di iodio diventa molto basso (inferiore a 20 µg), sebbene la tiroide abbia un meccanismo naturale di adattamento, non riesce a compensare l’ipertrofia e a raggiungere un’adeguata assunzione di iodio, e s’instaura di conseguenza uno stato di ipotiroidismo.

L’assunzione di iodio con gli alimenti può non essere sufficiente. Per monitorare una corretta assunzione in Italia, l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) ha istituito l’OSNAMI (Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Idroprofilassi in Italia), una struttura epidemiologica che si occupa del programma di iodoprofilassi in relazione alla prevenzione del gozzo endemico e delle altre patologie derivanti dalla carenza iodica.

Il programma di prevenzione prevede una serie di misure destinate a promuovere il consumo di sale arricchito di iodio su tutto il territorio nazionale.

stefania Fortino

Bibliografia:

AA VV (Ed.E.E). Fisiologia dell’uomo, 2005.

Olivieri A., Vitti P. (Ed.). Attività di monitoraggio del programma nazionale per la prevenzione dei disordini da carenza iodica. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2014. (Rapporti ISTISAN 14/6).