In questi mesi abbiamo incontrato e parlato con tantissimi pazienti tiroidei :
Di cosa abbiamo bisogno?
Del supporto di amici e famiglia
Di qualcuno che risponda a tutte le nostre domande e chiarisca i nostri dubbi
Di trovare uno specialista in cui riporre veramente la nostra fiducia
Di relax
Di una buona alimentazione
Di seguire al meglio la terapia accordata con lo specialista
Di stare alla larga da avvenimenti stressanti
Non essere giudicati e sottovalutati
Essere capiti da amici e familiari
Migliorare la nostra autostima
Essere ascoltati
Condividere la nostra esperienza con quanti ci possono capire
Di supporto psicologico quando siamo in difficoltà
della pazienza da parte di chi ci sta accanto
di fare le analisi ogni volta che il medico ce lo prescrive
Seguire la terapia e non fare di testa nostra
Di “staccare la spina” ogni tanto
Questa lista di bisogni appartiene anche a chi, con i problemi di tiroide ci convive già da tempo:
Noi pazienti tiroidei siamo tutti diversi, con diversi gradi di disfunzioni ed abbiamo bisogni variegati. Abbiamo anche tante combinazioni di sintomi e non c’è una persona uguale ad un’altra.
Negli anni passati il paziente era passivo e non aveva spesso i mezzi per approfondire la malattia. Adesso con la continua disponibilità di informazioni da internet siamo difronte ad un paziente competente, aggiornato e bisognoso di risposte.
Noi di Tiroidee consigliamo di non cercare risposte da internet poichè così come ogni paziente è unico, unica sarà anche la terapia adatta a lui!
La lista raccoglie i pensieri e i bisogni di pazienti tiroidei e potrebbe continuare per molte pagine.
Se lo vuoi puoi scrivere anche tu a tiroidee@gmail.com e la lista verrà subito aggiornata.
Lo zenzero è una pianta erbacea perenne tropicale, nota anche con il nome “ginger“, caratterizzata da un rizoma nodoso (fusto sotterraneo con funzione di riserva) commestibile, erroneamente chiamato “radice”, usato sia fresco che essiccato o ridotto in polvere.
Virtù terapeutiche: Apprezzato fin da tempi antichissimi, sia in erboristeria che in cucina, questo rizoma contiene olii essenziali, sostanze azotate, sali minerali, amidi e pectine. Ha proprietà toniche e stimolanti, digestive e antinfiammatorie; è un termo-energetico, può aumentare il calore all’interno del corpo stimolando il metabolismo. Consigliato per prevenire raffreddori, migliorare la digestione, alleviare nevralgie come mal di testa, mal di denti e dolori reumatici, indicato per chi vuole regolare il proprio peso corporeo, mantenendo una dieta equilibrata.
Cenni storici: Gli antichi Indiani lo usavano come “strumento di purificazione” per l’uomo al cospetto degli Dei. Prima dei rituali religiosi era consigliato masticare grandi quantità di zenzero, in modo da rendere l’alito fresco e profumato e la bocca purificata. Anche i Cinesi già nel 3000 a.C. riconoscevano lo zenzero per le stesse proprietà e lo utilizzavano per curare raffreddori, tetano, lebbra e il mal di mare.
Sia i Greci che i Romani apprezzarono subito questo alimento per il suo gusto piccante, divenne infatti ben presto un elemento essenziale nel condimento sal conditus, un miscuglio di sale e spezie che veniva utilizzato per insaporire vivande. I Romani inoltre, gustavano abitualmente alla fine di ogni pasto, un pane aromatizzato allo zenzero per facilitare la digestione. Col passare del tempo si trasformò in un vero e proprio dolcetto, soprattutto in Inghilterra, ancora oggi molto diffuso ed apprezzato. Ancora oggi, nella tradizione inglese esiste una favoletta per bambini “Gingerbread Man“, avente come protagonista un dolcetto di zenzero fatto a forma di omino che prende improvvisamente vita e si vede coinvolto in una serie di travolgenti avventure!
Impiego: In cucina, il rizoma della pianta dello zenzero viene utilizzato fresco, grattugiato o ridotto in polvere per il condimento di piatti a base di carne, pesce, verdure e viene inoltre utilizzato nei dolci, in marmellate e in decotti per tisane. Usato anche a livello industriale per la produzione di liquori, per aromatizzare vino, birra e altre bevande. E’ importante non eccedere con le quantità, perché l’aroma dello zenzero, molto profumato e speziato, può risultare penetrante e capace di modificare il gusto delle pietanze.
Abbiamo selezionato per voi alcune ricette facili da preparare…Buon Appetito!
Oggi parliamo del rapporto tra Soia e Tiroide, rispondendo a qualche domanda che viene frequentemente posta al nutrizionista da chi soffre di patologie legate alla tiroide. Che relazione ha la soia con la funzionalità tiroidea? Il consumo di prodotti a base di soia è dannoso per chi soffre di patologie tiroidee? Vediamo di cosa si tratta.
Perché la Soia? Cosa contiene? Che effetto ha sulla tiroide?
La soia è un alimento ricco di flavonoidi, molecole bioattive di origine vegetale che fanno parte del gruppo dei fitoestrogeni. I flavonoidi si trovano in molti alimenti di origine vegetale e molti studi hanno confermato che il loro consumo regolare, grazie alla loro azione antiossidante, è associato a un rischio ridotto di malattie croniche, malattie cardiovascolari, malattie neurodegenerative, cancro.
Il principale Flavonoide della soia è la Genisteina, un Isoflavone. La Genisteina è strutturalmente simile all’estradiolo, il principale ormone prodotto dalle ovaie, e grazie a questa somiglianza ha sul corpo umano un effetto simil-estrogenico. La Genisteina è stata oggetto di numerosi studi per valutare le sue proprietà antineoplastiche, l’effetto sui sintomi della menopausa, sull’osteoporosi, sulle malattie cardiovascolari.
Gli Isoflavoni agiscono anche sulla tiroide. Gli estrogeni infatti sono naturalmente implicati nella regolazione del ciclo cellulare delle cellule follicolari tiroidee. I flavonoidi quindi, per la loro azione simil-estrogenica, sono in grado di influenzare la funzionalità tiroidea e sono potenzialmente correlati all’iperplasia delle cellule che costituiscono la tiroide.
Il ruolo di un’alimentazione ricca in flavonoidi nello sviluppo di neoplasie tiroidee e nella corretta funzionalità della tiroide è stato molto studiato e dibattuto. I risultati ottenuti nei vari studi sono stati spesso contrastanti.
Il consumo di prodotti a base di soia può essere dannoso per la tiroide?
Molti studi sono stati fatti negli ultimi anni per comprendere l’effetto del consumo di soia sulla funzionalità tiroidea e sulla correlazione con il cancro alla tiroide. In alcuni studi, un’assunzione massiccia di flavonoidi sembra essere correlata a una diminuzione dell’efficienza degli ormoni tiroidei, andando a interferire con l’utilizzo dello Iodio e quindi col funzionamento corretto della Tiroide. In altri, questa associazione non viene confermata.
Ad oggi, diverse revisioni sistematiche della letteratura scientifica che hanno analizzato i risultati ottenuti nei diversi studi, sembrano concordare sul fatto che il consumo di Isoflavoni di soia appare correlato a problemi tiroidei solo quando sono presenti altri fattori, primo tra tutti un deficit di Iodio. Sembra quindi che un consumo moderato di prodotti a base di soia, in condizioni di buon apporto di Iodio e in presenza di una dieta sana, varia ed equilibrata non sia dannoso per la funzionalità tiroidea. Va tenuto presente però che l’argomento è dibattutto, e che è consigliabile valutare col medico curante l’opportunità di un consumo massiccio di derivati della soia o l’assunzione di integratori a base di isoflavoni.
La soia interferisce con l’assunzione dei farmaci per l’ipotiroidismo?
Chi assume farmaci per l’ipotiroidismo, come la levotiroxina sodica, deve porre particolare attenzione nell’assunzione di prodotti a base di soia, in quanto è dimostrato che la soia può interferire con l’assorbimento del farmaco. L’assunzione concomitante del farmaco e di prodotti a base di soia quindi è sconsigliata. Se prendete il farmaco al mattino, fare colazione con del latte di soia, ad esempio, può non essere una buona idea. In genere si consiglia di ritardare l’assunzione dei derivati della soia di almeno 4-5 ore da quando si assume il farmaco. E’ opportuno in ogni caso far presente al medico curante se si è soliti consumare prodotti a base di soia e seguirne le indicazioni.
Chi sono: Dott.ssa Silvia Michiorri, Biologo Nutrizionista
Mi sono laureata in Biologia Molecolare nel 2005 con voto110/110 e Lode e ho conseguito un dottorato di Ricerca in Genetica Medica nel 2010. Ho cominciato ad interessarmi al mondo dell’alimentazione diversi anni fa, e conseguito nel 2012 un Master di Secondo Livello in Dietetica e Nutrizione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma, focalizzato sullo studio dei bisogni nutrizionali dell’uomo nelle varie età e condizioni fisiologiche o di patologia accertata. Nel 2012 ho svolto un tirocinio presso l’Ambulatorio di Dietetica del Policlinico Gemelli di Roma. Seguo costantemente convegni e corsi di aggiornamento. Mi occupo di Genetica Umana, Nutrigenetica e Nutrizione. Opero come libera professionista e offro consulenze nutrizionali ed elaborazione di piani nutrizionali personalizzati a Roma e Poggio Mirteto.
Bibliografia
D’Adamo CR, Sahin A. Soy foods and supplementation: a review of commonly perceived health benefits and risks. Altern Ther Health Med.2014 Winter;20 Suppl 1:39-51.
Talking Points – Soy and Thyroid Soyfoods Association of North America February 2012
Marini H et al, Update on genistein and thyroid: an overall message of safety. Front Endocrinol (Lausanne).2012 Jul 31;3:94. doi: 10.3389/fendo.2012.00094. eCollection 2012.
Il selenio , è un oligoelemento esistente in natura la cui presenza nell’organismo umano è fondamentale per il funzionamento di molti processi vitali. La principale fonte di selenio per l’uomo è l’alimentazione. Negli alimenti esso è presente chimicamente in tre forme diverse: forma organica (seleno-metionina): assorbita più rapidamente e trattenuta più a lungo dai tessuti, forma inorganica (selenite): dopo l’assorbimento deve subire alcune trasformazioni prima di poter essere utilizzata dall’organismo e seleno-cisteina.
Si è visto che negli ultimi anni la riduzione dell’introito di selenio con la dieta è carente. Questa carenza molto probabilmente è dovuta alla modalità di coltivazione e produzione degli alimenti, ma anche a un’alimentazione scorretta e non equilibrata in termini nutrizionali. Queste evidenze ci portano a dire che un deficit di selenio possa essere sicuramente causa di disfunzione tiroidea.
Il selenio è soprattutto presente nei tessuti della tiroidee, aiuta la ricaptazione dello iodio, entrando nel ciclo enzimatico insieme agli enzimi chiamati seleno-proteine, che per diversi meccanismi sono in grado di avere azione antiossidante cioè ossido – riduttiva, per cui protegge dallo stress ossidativo. Lo stretto legame fra tiroide e selenio è data dalla tireoperossidasi (TPO), enzima chiave per la sintesi della tireoglobulina e degli ormoni tiroidei. Dalle reazioni chimiche necessarie per la sintesi degli ormoni tiroidei in cui interviene la tireoperossidasi, tuttavia, si generano deiradicali liberiche sarebbero pericolosi e dannosi e se non fosse attivo un sistema di difesa atto a proteggere la cellula tiroidea si originano questi processi ossidativi.
Questo sistema di difesa intra-tiroideo è rappresentato, in larga parte, proprio dall’enzima selenio-dipendente glutatione-perossidasi. Tuttavia, la presenza di selenio risulta fondamentale per queste funzioni nel nostro organismo , quindi una supplementazione di selenio nei casi di disfunzione tiroidea in particolare legati all’assunzione di levotiroxina (eutirox) nella tiroidite autoimmune cronica, l’ipotiroidismo subclinico, l’ipotiroidismo franco, il morbo di Basedow e le tireopatie in gravidanza, diventa essere di vitale importanza. Il Selenio è un minerale con funzione antiossidante e regolatrice, la fonte principale di esso si assume con l’alimentazione e i cibi ricchi sono: Animelle e frattaglie, pesce tra cui crostacei e soprattutto frutti di mare come ostriche e vongole, carne, uova, latte e derivati; oltre ad una fonte animale, il selenio è presente in molti alimenti di origine vegetale quali: i cereali in particolare frumento, crusca, germe di grano, kamut, orzo, funghi, noci brasiliane, semi di senape.
Alla base di tutto si ricorda che un’alimentazione equilibrata in termini di nutrienti, sana e varia è necessaria al fine di curare, migliorare e prevenire patologie.
Per finire una ricetta sana, veloce e gustosa!
Orzo con funghi al profumo di rucola e grana
Ricetta per 1 persona :
-150 gr di funghi porcini o champignon a vostro gusto
-5/6 pomodori pachino
-40gr di orzo
-un ciuffetto di rucola
-grana
In una pentola mettere olio evo fino a coprire il fondo del piatto, far dorare cipolla ed aggiungere funghi , pomodori e mezzo bicchiere di acqua . Far cuocere tutto a fuoco moderato aggiungendo un pizzico di sale rosa o sale integrale quanto basta .
Nel frattempo cuocere l ‘orzo in abbondante acqua salata.
Una volta pronto unirlo ai funghi cotti, amalgamare ed aggiungere grana (1-2 cucchiai) e continuare a mantecare . Servire nel piatto e guarnire con rucola.
Voilà, buon appetito!
Bibiliografia
1) Nacamulli et al. Influence of physiological dietary selenium supplementation on the natural course of autoimmune thyroiditis. Clin Endocrinol 2010;73: 535-539. 2) Manuale di Nutrzione Applicata, Riccardi,Pacioni,Rivellese, Ed.2007 Casa Editrice Idelson-Gnocchi
3)Tabella di Composizione degli alimenti , INRAN 2013